MUSICISTI



keiko
Sabato 7 marzo 2009 l´Orchestra Città di Magenta ha presentato un altro dei suoi concerti in programma in questa stagione teatrale al Teatro Lirico.
´Suoni lontani da patrie antiche´ questo era il titolo della serata dedicata alla Boemia e che ha avuto come direttrice di orchestra Keiko Mitsuhashi.
Magentagiovani ha incontrato durante le prove pomeridiane la giovane direttrice, che inoltre ad aver dimostrato la sua bravura in concerto, riusciva a trasmettere durante le prove un certo travolgimento per il suo lavoro nonostante la giovane età.
Keiko Mitsuhashi è nata a Tokyo nel 1980 ed ha cominciato assai presto a studiare musica:
come è nata la sua passione per la musica?
A cinque anni ho cominciato a studiare pianoforte, solfeggio, tromba e composizione. Poi dai 15 anni ho cominciato a studiare come direttore d´orchestra.
Keiko Mitsuhashi si è diplomata in Direzione d´Orchestra nel 2003 alla Tokyo National University of Fine Arts and Music e ha ottenuto il diploma d´Onore dell´Accademia Musicale Chigiana nel 2006. Ha poi studiato Direzione e Korrepetition all´Universität für Musik und darstellende Kunst di Vienna dal 2005 al 2008.
Pianoforte, composizione...perché ha scelto proprio di diventare direttrice d´orchestra?
La mia carriera da direttrice comincia dirigendo il coro della mia scuola.
Il mio amore per la musica mi portava a seguire tutto ciò che riguardava questo campo.
Fare il direttore d´orchestra vuol dire avere una cultura musicale assai ampia.
Il direttore è il mezzo di passaggio tra il compositore e il pubblico.
Il mio lavoro sta di capire tutto quello che il compositore vuol dire attraverso la sua composizione, poi sta a me rendere tale musica concreta e che arrivi allo spettatore.
Lei è molto giovane, riesce a dirigere e a farsi valere in una orchestra di professionisti?
Il direttore non è un maestro, è colui che mette insieme il lavoro musicale dei vari musicisti.
Sul palco siamo tutti colleghi perché abbiamo un obiettivo comune cioè quello di fare una buona musica.
Perché ha scelto di seguire la carriera in Italia e quale differenze trova con il suo paese natale, il Giappone? (ha diretto l´Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi, l´Orchestra della Toscana, l´Orchestra Haydn di Bolzano e Trento. Nella stagione 2008/2009 si esibirà come direttore d´orchestra con l´Orchestra di Roma e Lazio con diverse compagini)
In Giappone siamo molto timidi e seriosi, anche se abbiamo molti bravi musicisti non sappiamo trasmettere quella forza di sentimenti e di passione che solo i paesi latini, come l´Italia, sanno fare.
Io adoro l´Italia e penso che la sua musica ha sempre la capacità di emozionare e quindi di raggiungere tutti.
 



ensemble
Sacrificio, studio, impegno: benchè la tv possa a volte far pensare il contrario a questo sono legati lo studiare e il lavorare con la musica, cos´è che comporta per dei giovanissimi il tentare di seguire questa strada?
Lo abbiamo chiesto a Luca Lavuri e Paolo Terzoli, recenti protagonisti, con Eugenia Canale, del concerto "Giovani interpreti" al Teatro Lirico.

  • E´ la prima intervista che fate?
Sì è la prima intervista
  • Come hai iniziato a suonare e perché proprio il violino
P.T.: Ho iniziato un po´ per curiosità e un po´ per scherzo, quando avevo 10 anni ho visto nella vetrina di un negozio un violino e mia nonna mi ha chiesto quasi scherzosamente se volessi provare a suonarlo, ho detto sì e lei me lo ha regalato.
  • Ho letto che hai scoperto il tuo amore per la musica alle medie grazie ad un prof, ci vuoi dire spiegare meglio questa cosa?
L.L.:Alle medie nel corso di musica, avevo una professoressa con un approccio alla materia poco teorico e molto pratico che mi ha particolarmente coinvolto, poi ho deciso di fare il conservatorio.
  • Quanto vi esercitate al giorno?
L.L.: Un paio di ore al giorno ma dipende dagli impegni e se ci sono esami o concerti da preparare.
P.T.: Sì, dipende dai momenti, dalle tre anche alle sette ore se sei sotto esame.
  • Vi porta via tanto tanto tempo, insomma richiede particolari sacrifici?
L.L: Mi occupa tanto, ma dato che è comunque una passione non sembrano rinunce pesanti. Certo i nostri coetanei hanno più tempo libero dopo la scuola mentre noi dobbiamo esercitarci con i nostri strumenti.
P.T.. Rinuncio a tutto e niente, certo non riesci a infilare sempre tutti gli impegni, ma suonare è un piacere per cui non pesano più di tanto i sacrifici.
I primi tempi sono difficili, quando sei più piccolo vedi i tuoi amici che magari vanno a giocare dopo la scuola e tu devi studiare più di loro, ma poi ci fa l´abitudine; poi per esempio a me piace andare a pescare e in qualche modo riesco a trovare il modo di farlo.
  • Hai mai pensato/provato di applicare il tuo strumento ad altri generi, che so, suonare pezzi rock o pop?
L.L. In passato ho suonato con un gruppo pop ed è capitato ancora ad una vecchia rimpatriata di scuola dove ho suonato con un gruppo heavy metal
P.T. Sì, io per esempio ho suonato la romanza di Beethoven con una band rock
  • Quali sono i tuoi compositori preferiti e perché?
L.L.: Non ho un autore particolare, mi piace la musica del 900 e contemporanea, colta-contemporanea in particolare; è un genere che si fa fatica a seguire sia per chi suona sia per chi ascolta dato che è diciamo di rottura
P.T: Dipende dai periodi, mi piace la musica dal 1600 al 1800
  • Quali altri generi musicali apprezzi?
L.L.: Mi piace il jazz anche se la classica mi da´ di più, comunque per esempio seguo anche Sanremo per avere un panorama completo. Insomma, son cresciuto con gli 883, ma anche con la musica classica
P.T.: Ascolto di tutto, perché un musicista è completo se si interessa di tutto e apprezza tutto, io per esempio ascolto Vasco e Zucchero.
  • Che rapporto avete con i vostri maestri? Mi pare di capire che loro vi seguono molto strettamente, che genere di rapporto si crea?
P.T.:. con il maestro si crea un buon rapporto perché la lezione è individuale e sei più seguito. Il maestro Ortelli è possiamo dire paterno, pur mantenendo la professionalità del caso.
L.L..Il rapporto che si instaura è più forte, soprattutto se il maestro si esibisce ancora e suona il tuo strumento, si crea così un momento di confronto, permette di comprendere la professionalità dei musicisti..
  • Quando componete, se lo fate, che criterio seguite/ a cosa vi ispirate?
L.L Quando compongo mi ispiro soprattutto alla musica che ascolto, poi ho un´ idea e la trasporto nella musica. A me inoltre piace anche improvvisare.
P.T: Sì lui è bravo nelle improvvisazioni.
  • L´essere musicisti vi aiuta a rimorchiare?
P.T..Almeno nel nostro ambito essere più bravo ti aiuta, ‘fuori´ invece parti dallo stesso livello di tutti.
L.L.: (ride) Sono vantaggi che non ho ancora beneficiato...
  • Pensate di fare della musica una professione?
P.T.: Per il momento la musica è una malattia, poi vorrei farne una professione e un giorno fare anche il maestro
L.L.: Sì è anche il mio sogno
  • A che età si smette in genere?
Non c´è un età, chi smette per esempio a 40 anni e chi si esibisce ancora a 90, dipende anche dai problemi fisici che si accumulano.
  • Problemi fisici?
L.L.: Sì io per ora sono a posto ma a rischio tendinite.
P.T: Io ho qualcosina alla schiena in parte legato alla crescita, in parte alle deformazioni professionali derivate dallo stare ore in piedi in posizioni innaturali.
  • Cosa pensate dei reality musicali?
P.T.: Li trovo moralmente sbagliati, questi programmi danno illusione di essere star o diventare chissà chi subito, invece servono sacrifici e ore e anni di studio, non è un messaggio giusto, lì sono i media che li portano in alto, ma non si diventa cantante in 2 mesi, serve sacrifico
L.L: Poi con il pop il particolare c´è il rischio di sparire, anche perché sei legato al successo televisivo che è altalenante, mentre chi fa la gavetta in genere dura proprio perché ha una base sotto
  • L´Italia ha musicalmente un tradizione importante, ma com´è la concorrenza estera?
L.L: l´Europa in generale è prolifica ma l´Oriente in crescita. Nei paesi nordici tutti poi hanno una certa cultura musicale, infatti tutti i paesini hanno l´orchestra, è perché lì apprezzano fin da piccoli un certo tipo di musica, nel nostro settore c´è una certa fuga di cervelli, in particolare verso quei paesi.
In Austria e Germania poi c´è da sempre l´università di stampo musicale, mentre qui da noi c´è da poco
P.T.: Noi comunque abbiamo grandi talenti come Accardo , ma fuori ce ne sono altri che gli danno filo da torcere. La differenza però è che da noi si inizia a far musica principalmente per passione personale, in altri paesi sei quasi obbligato vista la cultura musicale presente;
qui appunto ci sono poche orchestre grandi mentre in Germania è pieno, però da noi vengono molti stranieri a studiare perché la scuola è buona e non c´è il militare che è un grande svantaggio, per un musicista stare fermo molti mesi è un enorme problema.
Io comunque vorrei andare all´estero, per esempio in Svizzera o nei paesi nordici, molti ci vanno anche ad insegnare perché sei messo nella condizione di insegnare al meglio.



Ultimo aggiornamento effettuato il 08/11/2011